
Cos'è El Niño?
Per comprendere la portata di questo allarme, bisogna fare un passo indietro. El Niño (la fase calda del ciclo noto come ENSO - El Niño-Southern Oscillation) è un fenomeno climatico periodico naturale che si verifica in media ogni 2-7 anni. Tutto inizia quando i venti alisei, che normalmente soffiano da est verso ovest spingendo le acque calde superficiali verso l'Asia, subiscono un drastico indebolimento. Questo collasso permette a un'immensa massa di acqua calda di "scivolare" indietro verso le coste del Sud America. Il risultato? L'oceano cede enormi quantità di calore e umidità all'atmosfera, stravolgendo la circolazione dei venti a livello globale.
In generale questo evento si manifesta quando le temperature superficiali del mare superano la media di almeno +0.5 °C per un periodo prolungato.
I grandi eventi de El Niño degli ultimi 50 Anni
Negli ultimi 50 anni, il Pacifico ha vissuto decine di episodi di El Niño, alternando fasi deboli a fasi più intense. Tuttavia, sono quattro gli eventi che sono passati alla storia come veri e propri "Super El Niño" a causa delle loro anomalie termiche eccezionali:
- 1982-1983: un evento inaspettato che ha raggiunto un'anomalia di +2.1 °C.
- 1997-1998: spesso definito "il Niño del secolo", ha toccato i +2.4 °C, alterando radicalmente i pattern delle precipitazioni.
- 2015-2016: fino a poco tempo fa, il detentore del record assoluto, con un picco estremo di +2.6 °C.
- 2023-2024: molto forte, anomalie fino a +2°C; le conseguenze le stiamo tutt'ora pagando con inverni quasi inesistenti ed estati caldissime.
Il grafico qui sotto che abbiamo elaborato ripercorre la storia degli ultimi 50 anni di questo particolare fenomeno.
C'è una stretta correlazione tra gli eventi di El Niño e l'aumento della temperatura media globale. Durante una fase di El Niño, un'enorme quantità di calore immagazzinata nell'oceano viene rilasciata nell'atmosfera. Questo meccanismo funziona come un vero e proprio "carburante" che va ad aggiungersi al riscaldamento globale in atto. Non è un caso, infatti, che gli anni successivi a forti episodi di El Niño finiscano spesso per battere i record storici di calore globale, come è avvenuto nel 2016 e nel 2024.
Facciamo chiarezza: il cambiamento climatico non crea El Niño, fenomeno del tutto naturale, ma agisce come un potente amplificatore: fornendo un'atmosfera e oceani già surriscaldati, il riscaldamento globale ne esaspera gli impatti, trasformando i normali cicli meteorologici in eventi estremi e da record.
Previsione aggiornata del centro europeo: anomalie da record, fino a +4°C nelle acque del Pacifico
Le proiezioni più recenti delineano uno scenario senza precedenti. I nuovi dati delle previsioni stagionali dell'ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) suggeriscono che le anomalie della temperatura superficiale del Pacifico potrebbero spingersi verso territori storici mai esplorati.
Gli ultimi aggiornamenti non lasciano dubbi, già da Agosto (e per i mesi a seguire) sono previste anomalie in grado di raggiungere un picco compreso tra +3°C e +4°C al di sopra della media. Si tratta di valori record e mai sperimentati nel passato climatologico che abbiamo analizzato poco sopra.
Ciò che rende le conseguenze di questo El Niño davvero imprevedibili è la sua interazione con il riscaldamento globale di origine antropica. Mentre in passato il pianeta aveva la capacità di assorbire e mitigare parzialmente questi shock termici, oggi El Niño si inserisce in un'atmosfera già estremamente calda. Sebbene il bacino del Mediterraneo si trovi a decine di migliaia di chilometri dal Pacifico, l'ombra di El Niño si allunga fin sull'Europa attraverso un effetto domino noto come teleconnessione atmosferica a partire dalla fine del 2026 e poi per le stagioni del 2027. L'immensa quantità di calore rilasciata all'equatore altera la pressione e la circolazione delle masse d'aria su scala globale, andando a scombussolare l'intera dinamica atmosferica favorendo la formazione di prolungati blocchi meteorologici.
- Estati roventi e bloccate (Estate 2027): l'Anticiclone Africano ristagna sul Mediterraneo per settimane, causando ondate di calore feroci, siccità prolungata e un pericoloso surriscaldamento dei nostri mari, come già stiamo sperimentando.
- Autunni esplosivi: l'altra faccia della medaglia si presenta quando il blocco anticiclonico finalmente cede, solitamente nel passaggio tra l'Estate e l'Autunno. Il lungo periodo di caldo statico lascia in eredità un Mar Mediterraneo letteralmente bollente, carico di un'enorme quantità di energia termica e umidità. Quando le prime perturbazioni fredde scendono dal Nord Europa e si scontrano con questa superficie surriscaldata, l'impatto è esplosivo. Questo contrasto esasperato innesca piogge torrenziali, alluvioni lampo e aumenta drasticamente il rischio che si formino i cosiddetti Medicane (gli uragani mediterranei), eventi che stanno diventando sempre più frequenti sulle nostre coste.