
Se il calendario ci ricorda che siamo ancora nell’ultima decade di Febbraio, i primi tepori primaverili stanno già avvolgendo molte zone del nostro Paese.
La natura è già in fase di risveglio: l’erba dei campi e delle aiuole si fa via via più verde, le prime gemme spuntano sui rami degli alberi ancora spogli e assopiti dal letargo invernale, il tutto condito da un contesto meteorologico ben diverso da quello turbolento e piovosissimo delle scorse settimane.
A muovere gli ingranaggi dell’atmosfera è adesso un robusto anticiclone il quale, nei prossimi giorni, tenderà a rinforzarsi ulteriormente sul bacino del Mediterraneo.
Temperature massime da Primavera: dove farà più caldo
Questi primi tepori si stanno facendo sentire soprattutto sulle regioni del Sud e su parte del Centro. Su queste aree le temperature tenderanno ultriormente a portarsi al di sopra della media stagionale.
Tra le regioni più calde spiccherà in particolare la Sicilia, dove i termometri potranno anche superare i 20°C. Valori superiori alla media si registreranno anche sul resto delle regioni meridionali e su gran parte di quelle centrali, con punte mediamente comprese tra i 17 e i 19°C. Insomma, temperature massime già da Primavera.
Un contesto mite per il periodo interesserà anche il Nord. Fatta eccezione per la Pianura Padana e per i litorali tra Liguria e Toscana, dove il quadro termico sarà condizionato dalla presenza di nebbie e nubi basse, sul resto delle regioni settentrionali e specialmente in montagna le temperature si porteranno anche qui ben al di sopra della media.
Addirittura, lo zero termico si collocherà oltre i 3000 metri di quota, un valore da inizio Estate (mese di Giugno per intenderci): pensate che a fine Febbraio dovrebbe attestarsi intorno ai 1200/1300 metri, dunque saremo praticamente al doppio!
Lo zero termico è la quota alla quale la temperatura dell’aria raggiunge gli 0°C: salendo di altitudine, infatti, la temperatura diminuisce progressivamente fino a toccare lo zero, e quel punto rappresenta proprio lo zero termico. Si tratta di un’informazione fondamentale in meteorologia, perché consente di comprendere a quale altezza possa cadere la neve, se vi siano condizioni favorevoli alla formazione di ghiaccio e quali scenari si possano incontrare in montagna o durante un volo.
Proprio per questa ragione non mancheranno ripercussioni sul manto nevoso, dopo gli abbondanti fenomeni delle ultime settimane, con un conseguente aumento del rischio di valanghe, specie in alta quota.
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