
Sarà così anche quest'anno?
Gli ultimi aggiornamenti del Centro Europeo iniziano a delineare una tendenza potenzialmente interessante per le prossime settimane.
Ma perché li chiamiamo "giorni della merla"? La leggenda narra che i merli avevano un tempo delle bellissime piume bianche e soffici. Durante il gelido Inverno essi raccoglievano nei loro nidi le provviste per sopravvivere al gelo, in modo da potersi rintanare al calduccio per tutto il mese di Gennaio. Sarebbero usciti solo quando il sole fosse stato un poco più caldo e i primi ciuffi d’erba avessero fatto capolino tra i cumuli di neve. Così aspettarono fino al 28 Gennaio, poi uscirono. Cominciarono dunque a festeggiare, sbeffeggiando l'Inverno: anche quell’anno ce l’avevano fatta; il gelo, ai merli, non faceva più paura! Tutta questa allegria, peraltro, fece letteralmente infuriare l'Inverno, che decise di dare una lezione a quegli uccelli troppo canterini: sulla terra calò quindi un vento gelido, che la ghiacciò, insieme ai germogli. Perfino i nidi dei merli furono spazzati via dal vento e dalla tormenta.
I merli, per sopravvivere al freddo, furono costretti a rintanarsi nei camini delle case. Lì, il calduccio li riscaldò e permise loro di resistere a quelle gelide giornate. Solo a Febbraio la tormenta si placò e i merli poterono riprendere il volo. La fuliggine dei camini, tuttavia, aveva annerito per sempre le loro piume bianche: fu così che i merli divennero neri, come li possiamo vedere oggi.
ULTIMI AGGIORNAMENTI PER FINE GENNAIO
Mancano ancora diversi giorni, ma le dinamiche a scala emisferica sono già in atto e potrebbero gettare le basi per una parte finale di Gennaio, in concomitanza con i giorni della merla, più movimentata dal punto di vista meteorologico. La nostra attenzione si concentra in particolare su due figure chiave: un impulso artico molto freddo da una parte e la possibile interazione con le correnti atlantiche dall'altra.
La prima figura è prevista particolarmente intensa, con valori fin sotto i -25°C tra il Polo Nord e la Penisola Scandinava. Una parte di questa massa d’aria fredda potrebbe fluire dapprima verso l’Europa centrale per poi dirigersi anche verso l’Italia. Molto dipenderà anche dal comportamento del Vortice Polare e dalla direzione che prenderanno queste correnti gelide.
Da valutare la possibile interazione tra il freddo in discesa dall'Artico e l'arrivo di una perturbazione di origine Atlantica (seconda figura chiave da considerare) in grado di riportare precipitazioni anche localmente intense fin sul nostro Paese. Se non possiamo ancora scendere nei dettagli, possiamo ipotizzare l’avvio di una fase più dinamica e fredda, con la possibilità di nevicate fino a quote localmente basse.