
Nei prossimi giorni non sono purtroppo da escludere altri fenomeni alluvionali con esondazioni.
Fabio Ciciliano, Capo del Dipartimento della Protezione Civile, ha dichiarato in un'intervista al Corriere della Sera (rilasciata Venerdì 3 Aprile) che, a causa della tempesta Erminio "in alcune zone sono caduti fino a 534 millimetri di pioggia, cioè più di quanta normalmente ne cade in 6 mesi".
Purtroppo si registrano già numerosi danni e allagamenti. Nella mattinata di Giovedì 2 Aprile, il ponte sul fiume Trigno, lungo la Strada Statale 16 "Adriatica" tra Montenero di Bisaccia (Molise) e la costa abruzzese, è crollato a causa delle forti piogge.
Sulle zone montuose inoltre si registrano più di 3 metri di accumulo di neve sopra i 1200/1300 metri di quota; si tratta di valori assolutamente eccezionali che potrebbero rappresentare un rischio per i prossimi giorni.
Causa dell'evento alluvionale
L'eccezionale ondata di maltempo che ha colpito Abruzzo e Molise è il risultato di una complessa e pericolosa sinergia meteorologica, sviluppatasi in due fasi principali.
In un primo momento, si è formato e approfondito un vortice sui nostri mari, che ha innescato una violenta ventilazione.
In una seconda fase, la circolazione depressionaria di questo ciclone ha agito come una vera e propria "pompa", riuscendo ad agganciare e risucchiare verso la penisola un fiume atmosferico.
Con questo termine ("atmospheric rivers" in inglese) si intende un flusso di umidità, alle medie e basse quote della troposfera (tra i 1000 e i 3000 metri di quota), che trasferisce enormi quantitativi di vapore acqueo, dalle latitudini tropicali (Africa sub-sahariana) fino all'Europa. Dobbiamo immaginarli come dei corridoi di aria molto umida, spesso molto stretti, richiamati dai singoli cicloni extratropicali. Recenti studi hanno dimostrato come la maggior parte degli eventi alluvionali occorsi nel bacino del Mediterraneo siano da attribuire a questi cosiddetti "atmospheric rivers", veri e propri fiumi che trasportano un ingente quantitativo di vapore acqueo che si traduce poi in energia potenziale per lo sviluppo di immense celle temporalesche e dunque acqua che ricadrà al suolo in pochissimo tempo.
Ed è proprio quello che è successo negli ultimi giorni: l'impatto sul territorio è avvenuto quando i forti venti del ciclone hanno spinto questo immenso carico di vapore acqueo contro la barriera naturale degli Appennini. Costretta a sollevarsi bruscamente a causa dei rilievi (il cosiddetto effetto stau), la massa d'aria ha condensato rapidamente, scaricando al suolo precipitazioni persistenti e di portata storica che hanno generato le gravi criticità alluvionali.
La mappa qui sotto mostra il fiume atmosferico in risalita da latitudini subtropicali che va ad interagire con il ciclone in formazione sul Mediterraneo.
Nei prossimi giorni l'emergenza si sposterà sul pericolo legato all'immenso accumulo nevoso in quota, che ha superato i tre metri. Questa eccezionale coltre bianca rappresenta un enorme "serbatoio" d'acqua temporaneo che rischia di fondere con estrema velocità a causa del deciso aumento delle temperature atteso nei prossimi giorni di oltre 10-12°C rispetto ai valori attuali. Poiché i terreni sono già completamente saturi e del tutto incapaci di assorbire ulteriori liquidi, la gigantesca massa d'acqua di fusione si riverserebbe inevitabilmente verso il fondo delle valli. Questa dinamica minaccia di prolungare per giorni l'onda di piena dei principali fiumi (come il Sangro, il Trigno e il Biferno) e di innalzare drasticamente il rischio di frane e smottamenti su versanti ormai appesantiti e resi instabili dalle precipitazioni precedenti.
Raccomandiamo inoltre massima prudenza in montagna (specie in Abruzzo) per il serio rischio valanghe nei prossimi giorni a causa anche del forte rialzo delle temperature previsto per il weekend di Pasqua.