Estate sempre più calda e città roventi: ne abbiamo parlato con Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, per capire la crisi climatica in atto.
L'Italia entra nella "terza fornace africana". Stiamo davvero assistendo alla trasformazione dell'Estate in un'unica e lunghissima ondata rovente?
"Assolutamente sì. La crisi climatica ha di fatto cancellato i confini tra una fiammata e l'altra. Se prima avevamo ondate di calore ben distinte, intervallate da periodi di normalità termica, oggi queste fasi si fondono. Stiamo vivendo una macro-ondata continua, in cui le temperature rimangono costantemente sopra la media stagionale, concedendo pause talmente brevi e deboli da risultare impercettibili per il nostro organismo."
Ha fatto molto scalpore il paragone con il Sud-est asiatico: Milano risulta oggi più calda di Bangkok. Come si spiega questo dato e cosa comporta l'avvento delle "notti super tropicali"?
"È un paragone forte, ma supportato dai dati reali. A causa della combinazione tra l'anticiclone africano e la conformazione geografica della Pianura Padana, che blocca il ricircolo d'aria, Milano registra temperature massime diurne persino superiori a quelle delle metropoli tropicali. La vera criticità, però, sono le 'notti super tropicali': nottate in cui il termometro non scende mai sotto i 25°C. Il nostro corpo non ha modo di smaltire il calore accumulato di giorno, generando uno stress biometeorologico altissimo."
Anche per la Capitale il quadro è drastico, con la cronaca che riporta "Roma a 36°C fissi". È questa la "nuova normalità" a cui dobbiamo abituarci?
"Purtroppo sì. Se guardiamo all'Estate romana di qualche decennio fa, i 36°C rappresentavano un'eccezione assoluta, un picco isolato. Oggi si sono trasformati in una media costante. Il famoso 'Ponentino', la brezza che rinfrescava le serate romane, fatica a contrastare una massa d'aria così opprimente. Questa è la nuova baseline climatica dettata dal riscaldamento globale: l'eccezione di ieri è la normalità di oggi."
Nell'analisi di questa situazione emerge il ruolo dell'"emergenza cemento". Quanto incide l'assetto delle nostre città nel renderle attualmente "invivibili"?
"Incide in modo drammatico. Il fenomeno è noto come 'isola di calore urbana'. Il cemento, l'asfalto e l'assenza di aree verdi e alberate fanno sì che le città si comportino come immense spugne: assorbono una quantità enorme di calore solare durante il giorno e lo rilasciano lentamente durante la notte. È per questo che i centri urbani sono diventati delle vere e proprie trappole termiche, aggravando l'allarme afa e rendendo le strade roventi."
"La metafora rende perfettamente l'idea di come dobbiamo riadattare la nostra quotidianità per questioni di pura sopravvivenza. Vivere 'come pipistrelli' significa stravolgere i propri orari: evitare assolutamente di esporsi al sole e di fare attività fisica nelle ore centrali e pomeridiane, limitando le uscite esclusivamente all'alba e dopo il tramonto. Oltre a questo, è fondamentale cercare riparo in ambienti freschi, idratarsi continuamente e proteggere le fasce di popolazione più deboli da questo clima ormai stravolto."