
Definizione di Zero Termico
In meteorologia, lo zero termico non indica la temperatura al suolo, bensì , ovvero non influenzata dal riscaldamento diretto del terreno. Al di sotto di questa quota, la temperatura dell'aria è positiva (sopra lo zero); al di sopra, è negativa (sotto lo zero).
Normalmente, l'atmosfera si raffredda procedendo verso l'alto. La quota dello zero termico ci dice quindi "dove finisce il caldo",salendo in montagna. È un indicatore cruciale dello stato di salute dei ghiacciai e della stabilità dei versanti ad alta quota. Se lo zero termico è basso, la neve si conserva e si forma ghiaccio; se è troppo alto, l'intera montagna entra in uno stato di stress termico.
La previsione: il picco nel Weekend e la prossima settimana, Zero Termico a 4500 metri
L'anticiclone subtropicale in arrivo non porterà solo afa in pianura, ma una massa d'aria eccezionalmente calda in quota. Le proiezioni dei modelli matematici sono preoccupanti: tra il weekend e la prima parte della prossima settimana, lo zero termico sulle Alpi è previsto salire stabilmente oltre i 4500 metri, un valore eccezionale per le nostre montagne, specie a Giugno.
Ciò significa che praticamente quasi nessuna vetta alpina sperimenterà temperature sotto lo zero. Avremo temperature positive a quote dove normalmente si trovano nevi perenni e ghiacciai, con valori che potrebbero toccare i 3-5°C anche a 4000 metri di altitudine. La mappa qui sotto ci mostra le quote previste per lo zero termico a metà della prossima settimana.

Uno zero termico così elevato e persistente ha effetti immediati e tangibili sull'ambiente d'alta quota a iniziare dalla fusione accelerata del manto nevoso residuo dell'inverno, cruciale per proteggere il ghiaccio sottostante dalla radiazione solare estiva. Peggio ancora, i ghiacciai stessi inizieranno a fondere in modo massiccio, non solo sulla superficie ma anche all'interno dei crepacci, a causa dell'aria calda che riesce a penetrare in profondità. Inoltre, come abbiamo visto sempre più spesso negli ultimi anni specie sulle Dolomiti (ma non solo) salirà pure il rischio di nuovi crolli sui versanti. Il riscaldamento penetra nella roccia e degrada il permafrost, ovvero il terreno perennemente ghiacciato che agisce come un collante cementando pareti e detriti. Quando il permafrost si scongela, le pareti rocciose diventano instabili, aumentando drasticamente il rischio di crolli di roccia, frane e colate detritiche. Anche la stabilità dei ghiacciai stessi è compromessa, con un aumento della probabilità di distacco di seracchi.
In conclusione, la previsione di uno zero termico oltre i 4500 metri è un segnale d'allarme per l'ambiente alpino. Essa non solo accelera l'agonia dei ghiacciai, ma rende l'alta montagna un ambiente più pericoloso per alpinisti ed escursionisti, a causa dell'aumentata instabilità geomorfologica.