Dopo aver attraversato una prima camera di grandi dimensioni, i sub avrebbero percorso un corridoio lungo circa trenta metri, caratterizzato da un andamento irregolare e da un dislivello che conduce a una seconda camera. Una volta terminata l’esplorazione, il gruppo avrebbe tentato di tornare verso l’uscita, perdendo però l’orientamento.
Determinante, secondo i sommozzatori impegnati nelle ispezioni, sarebbe stata la conformazione della grotta. Le correnti presenti sul fondale sollevano infatti la sabbia, che tende ad accumularsi proprio nel punto in cui il corridoio risale verso l’uscita, rendendo l’imbocco poco visibile e creando un effetto ottico ingannevole.
Nella stessa area si apre un secondo tunnel, simile per dimensioni e apparentemente più accessibile, ma privo di sbocco. Sarebbe stato proprio all’interno di quel cunicolo cieco che i soccorritori hanno ritrovato i corpi dei sub. Dai primi accertamenti non risultano segni di traumi o intrappolamento: l’ipotesi prevalente è che il gruppo abbia esaurito le riserve d’aria nel tentativo di ritrovare la via d’uscita.
La vicenda ha riportato l’attenzione sui rischi delle immersioni in ambienti sotterranei, considerati tra i più complessi e pericolosi anche per sub esperti. Il VIDEO CORRIERE in alto.
