Il progetto, sviluppato con il laboratorio Digital Cultural Heritage, restituisce l’immagine di un uomo morto durante la devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che distrusse la città in meno di 24 ore. Accanto ai resti è stato ritrovato un mortaio in terracotta, probabilmente usato come estrema difesa contro la pioggia di lapilli.
Un gesto che trova riscontro nelle testimonianze di Plinio il Giovane, che descrisse come gli abitanti cercassero di proteggersi la testa con oggetti di fortuna durante la fuga.
La scoperta è avvenuta nell’area della necropoli di Porta Stabia, dove gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di due uomini morti in momenti diversi della tragedia. Il più giovane sarebbe stato travolto da una corrente piroclastica, una nube rovente di gas e cenere, mentre tentava di raggiungere la costa. L’altro, più adulto, sarebbe invece morto ore prima, sotto una pioggia incessante di materiali vulcanici.
Questi ritrovamenti aggiungono nuovi dettagli alle ultime drammatiche ore di Pompei, offrendo una ricostruzione sempre più precisa delle condizioni affrontate da chi cercò, invano, di salvarsi. Il VIDEO CORRIERE in alto.
