
La fine di Febbraio ci sta abituando a scenari dove il sole viene oscurato da nebbie marine fitte e persistenti.
Sono tante le città che nella mattinata di Venerdì 27 Febbraio si sono svegliate in compagnia della nebbia, più o meno fitta, ma comunque presente. Solo per citare qualche esempio: Trieste, Venezia, Roma e Napoli.
Un fenomeno che testimonia lo sbilanciamento termico tra un'atmosfera sempre più calda e un mare che fatica a seguirne i ritmi. Sono alcuni tra gli effetti del Global Warming.
La nebbia di mare: un fenomeno sempre più frequente già a Febbraio
Il cuore del problema risiede nel forte scarto termico generato da anticicloni sempre più "prepotenti". Quando masse d'aria di origine subtropicale, cariche di calore, scorrono sopra la superficie del mare, ancora fredda dopo l'Inverno, l'aria a contatto con l'acqua si raffredda bruscamente. Questo shock termico provoca un'importante condensazione, creando il fenomeno della nebbia da avvezione (conosciuta anche come caligo o lupa).
Un tempo questo accadeva tra la fine di Marzo e l'inizio di Aprile, ma il riscaldamento globale ha anticipato i tempi: il calore in quota è già così intenso a Febbraio da innescare questo processo almeno un mese prima del normale.
La stabilità atmosferica estrema agisce come un "tappo", intrappolando l'umidità nei bassi strati e impedendo il ricircolo dell'aria. Il risultato è un paradosso climatico: mentre in collina e montagna si registrano temperature da Primavera inoltrata e cieli tersi, le coste restano immerse in un clima umido, grigio e spettrale.
Questa frequenza crescente è la conferma che il nostro bacino sta reagendo in modo drastico alle forzature del Riscaldamento Globale trasformando il volto del Febbraio italiano.