
Più nello specifico, come riporta il Corriere della Sera, il vero dilemma attuale è che molte persone riscontrano gli stessi sintomi del Covid ma effettuando il tampone il risultato è comunque negativo. Come mai accade tutto ciò? Cerchiamo di fare chiarezza.
Tante sono le supposizioni diffuse tra i cittadini, una di queste è il tema riguardante i tamponi. Funzionano ancora? E’ il dubbio del momento, ma gli esperti rassicurano che funzionano normalmente anche con le numerose varianti in circolazione.
A fare il punto della situazione è Carlo Federico Perno, professore di Microbiologia Clinica presso la Unicamillus University, che ha riferito: “Se il tampone risultasse negativo al primo tentativo sarebbe consigliabile ripetere il test almeno 24-48 ore dopo perché è possibile che all’inizio dei sintomi non ci sia abbastanza virus nel naso da rilevare le infezioni”. Un altro motivo per cui il test rapido può risultare negativo è la sintomatologia. Con alcune varianti c’è meno accumulo di cellule virali nel naso e dunque il tampone può risultare negativo perché durante il prelievo non si raccoglie una quantità di materiale biologico sufficiente da risultare positivi al test. In alcuni casi è più facile che il virus possa essere raccolto in bocca o nel naso piuttosto che nelle narici. Infine conta sempre il modo in cui viene eseguito il tampone: una procedura imprecisa potrà tradursi facilmente in un falso negativo.
Ma non è tutto. Gli esperti rassicurano che si è maggiormente contagiosi due o tre giorni dopo la comparsa dei sintomi fino al quinto giorno. “I dati disponibili – conclude Carlo Federico Perno, che è anche responsabile di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia all’Ospedale Bambino Gesù di Roma - suggeriscono che in linea di massima, cinque giorni dopo l’esordio dei sintomi non si è più contagiosi perché il virus ha smesso di replicarsi e il test spesso misura residui di proteine virali non necessariamente infettanti”. Tuttavia, è l’avvertimento dell’esperto, questi sono dati da considerare con cautela: persone immunocompromesse e anziani, a causa della loro situazione immunologica, si infettano anche con quantità molto ridotte di particelle virali infettanti.