
Come riportato sul Corriere, il ricovero era avvenuto nel pomeriggio di mercoledì. La notizia della sua presenza nella struttura sanitaria si era poi diffusa nella mattinata di giovedì. Secondo quanto emerso, Bossi si era recato in ospedale accompagnato dai familiari, senza l’ausilio di ambulanze o mezzi di soccorso, a causa di dolori generalizzati. Non è ancora stato chiarito con precisione il quadro clinico che ha portato al decesso.
Nel corso degli anni Bossi aveva affrontato diversi problemi di salute, in particolare dopo l’ictus che lo colpì nel 2004. Nato il 19 settembre 1941, è stato una figura centrale della politica italiana per oltre tre decenni. Deputato della Repubblica, era stato eletto nel collegio plurinominale Lombardia 2.
Lascia la moglie Manuela Marrone e quattro figli: Riccardo, avuto con Gigliola Guidali, e Renzo, Roberto Libertà ed Eridano Sirio.
Immediate le reazioni dal mondo politico, soprattutto lombardo. Il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Alessandro Corbetta, ha espresso «eterna gratitudine» per il fondatore del movimento, definendolo «l’uomo e il condottiero che ha svegliato un popolo», capace di portare al centro del dibattito temi come federalismo, identità e autonomia.
Cordoglio anche da parte del capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Christian Garavaglia, che ha ricordato Bossi come «protagonista indiscusso della vita politica del Paese», capace di interpretare istanze territoriali e segnare un’epoca.
Anche il Partito Democratico, attraverso la segretaria regionale Silvia Roggiani, ha sottolineato il ruolo avuto dal Senatùr nel ridefinire temi e linguaggi del dibattito pubblico, in particolare nel rapporto tra territori e istituzioni.
Il coordinatore lombardo di Forza Italia, Alessandro Sorte, ha infine espresso vicinanza alla Lega e ai suoi esponenti «in questo momento di grande dolore».
Con la scomparsa di Umberto Bossi si chiude una pagina significativa della storia politica italiana, legata a una stagione che ha inciso profondamente sugli equilibri istituzionali e sul dibattito pubblico del Paese.