Lo strumento principale per chi pianifica un’uscita in montagna in inverno è il Bollettino Neve e Valanghe di ARPA Lombardia, aggiornato periodicamente e consultabile sul sito dell’Agenzia. Il documento contiene diverse informazioni utili, tra cui il noto grado di pericolo valanghe.
“Il grado di pericolo – spiega Fioletti – non è l’unico elemento su cui basarsi. Esistono altri aspetti fondamentali per valutare la stabilità del manto nevoso: i problemi nivologici, le esposizioni critiche e le dimensioni delle valanghe attese. Sono solo alcuni degli approfondimenti presenti nel testo del bollettino”.
I pendii, infatti, non sono tutti uguali e la sola indicazione numerica del pericolo non basta. “Non è sufficiente il ‘semaforo verde’ del bollettino – sottolinea Fioletti –. Per preparare un’uscita bisogna considerare anche le caratteristiche del terreno e la frequentazione degli itinerari. Un pendio molto battuto ha dinamiche diverse rispetto a uno dove non è ancora passato nessuno”.
Diventa quindi fondamentale la valutazione locale, a microscala, che richiede conoscenze specifiche acquisite anche attraverso la lettura del bollettino. Tra le buone pratiche per ridurre il rischio ci sono il mantenimento delle distanze di sicurezza sui pendii ripidi, la corretta lettura delle pendenze e l’attenzione alle cosiddette trappole morfologiche. In alternativa, è consigliabile affidarsi a persone più esperte.
Dietro la realizzazione del bollettino lavorano i nivologi, tecnici specializzati che analizzano dati nivologici, osservazioni sul campo e modelli matematici che simulano la stratigrafia del manto nevoso. “Il lavoro del nivologo – spiega Fioletti – consiste nel trovare un equilibrio tra scienza, esperienza e intuizione, valutando continuamente anche gli scenari meteorologici attesi”.
La definizione del grado di pericolo, basata sulla scala europea da 1 (debole) a 5 (molto forte), rappresenta una sintesi delle condizioni su aree omogenee: in Lombardia sono dodici. Il rischio cresce in modo esponenziale passando da un livello all’altro: con grado 2 moderato i pendii pericolosi sono alcuni, mentre con grado 3 marcato diventano molti, rendendo necessario scegliere itinerari con pochi tratti ripidi.
Anche le temperature rigide non garantiscono sicurezza. “Non bisogna fermarsi a ciò che accade in superficie – spiega Fioletti –. Gli strati deboli presenti alla base del manto nevoso possono conservarsi per mesi. Quest’anno, ad esempio, è presente uno strato di cristalli ricostruiti e sgranati che rende difficile il consolidamento della neve sovrastante, aumentando il rischio di distacco”.
In montagna, ricordano gli esperti, il rischio zero non esiste. Per questo la parola chiave resta prevenzione: pianificare attentamente l’itinerario, informarsi e valutare con attenzione le condizioni. Non a caso, circa il 70% degli incidenti da valanga è legato a una scelta errata del percorso rispetto al grado di pericolo segnalato.
