Meteo: dopo una Primavera così piovosa, che Estate aspettarci? Parla l'esperta di Copernicus


Meteo: dopo una Primavera così piovosa, che Estate aspettarci? Parla l'esperta di Copernicus

Ma dopo un Maggio così piovoso, cosa ci aspetta per l'Estate
Ma dopo un Maggio così piovoso, cosa ci aspetta per l'Estate
Ma dopo una Primavera così ricca di piogge, cosa ci aspetta adesso per l'Estate in arrivo?
Lo abbiamo chiesto a Francesca Gugliemo, Senior Scientist at the Copernicus Climate Change Service (C3S).

Il mese di Maggio (e ora anche la prima parte di Giugno) si è rivelato particolarmente piovoso. È da considerarsi un'anomalia?
La risposta sembra essere nella domanda. Il maggio in Italia e in modo particolare nel nord della penisola è stato più piovoso del solito. In questo senso il mese è stato anomalo. In generale, le medie latitudini in primavera sono interessate da condizioni cicloniche a cui si associano basse temperature e precipitazioni. Un contributo possibile a questi episodi di precipitazioni e alla loro intensità può derivare da un quantitativo più elevato di vapore nell’aria, conseguente a processi di evaporazione alla superficie del Mediterraneo, che registra al momento temperature superiori alla media. Nelle proiezioni climatiche per la zona interessata non c’è un pattern chiaro di aumento della precipitazione primaverile. Anche se in generale ci si aspetta un aumento degli eventi di precipitazione intensa e dell’intensità stessa di tali eventi in un clima che si riscalda, in assenza di uno studio dettagliato sul fenomeno, non possiamo concludere che l’evento in esame sia attribuibile al cambiamento del clima.

Non ha fatto troppo caldo e ha piovuto tanto. Come si pone questo mese in un contesto di riscaldamento globale di cui tanto si parla?
Tanto per la temperatura come per la precipitazione (e come per molte altre variabili) la variabilità a livello regionale, in particolare in Europa, tende a essere molto più alta che la variabilità riscontrata a livello globale. In questo senso, il fatto che in una certa regione del mondo in un dato periodo si osservino tendenze diverse da quelle che ci si aspetterebbe dal riscaldamento globale non si può considerare una controprova, ma semplicemente una conseguenza della statistica. A livello globale gli ultimi 12 mesi sono stati i più caldi mai registrati da quando abbiamo misure affidabili e con molta probabilità tra i più caldi degli ultimi 100.000 anni. La risposta dei ghiacciai, del livello del mare, della fenologia e di molti altri sistemi naturali conferma queste tendenze. In ogni caso, anche le temperature per l’Europa nel suo insieme mostrano tendenze al riscaldamento a lungo termine e il 2024 finora riflette questa tendenza: ogni mese da gennaio ad aprile ha avuto temperature medie superiori alla norma con febbraio, marzo e aprile che hanno mostrato ciascuno il secondo valore più caldo per il rispettivo mese (database ERA5 reanalysis). E questo avviene dopo il 2023, il secondo anno più caldo mai registrato per l’Europa, dopo il 2020. I tre anni più caldi mai registrati per l’Europa si sono verificati tutti a partire dal 2020, e i dieci più caldi dal 2007.

Quali sono le prospettive per l'Estate dopo una Primavera del genere? Ci possono essere delle correlazioni?
Viviamo tutti sullo stesso pianeta il cui clima è governato dalle leggi della complessità, in un senso tutto è correlato con tutto, ma il livello di correlazione dipende dalle variabili in esame e dall’intervallo tra “cause” e “effetti”. In prima approssimazione, anche se a livello locale forti piogge potrebbero portare ad un inumidimento dei suoli che a sua volta può influenzare la temperatura dell'aria ed eventualmente le precipitazioni nei mesi successivi, un maggio piovoso e freddo non preannuncia necessariamente un’estate con caratteristiche simili. Al contrario infatti, le previsioni stagionali, che sulla zona del Mediterraneo hanno un’affidabilità limitata, indicano una probabilità più alta del normale di avere un'estate più calda e potenzialmente più secca del normale nel sud d’Europa.

Cambiamento climatico: è davvero inarrestabile? A quali conseguenze rischiamo di andare incontro nei prossimi anni?
La risposta a questa domanda dipende dalla scala temporale e dalla variabile in esame. Per la temperatura, per esempio, se riuscissimo ad agire in modo tempestivo, energico e globale sulle emissioni di gas serra potremmo ancore vedere un’inversione nella tendenza al riscaldamento prima della fine del secolo. Se invece guardiamo all’aumento del livello del mare, non esistono scenari realistici in cui le nostre azioni possano cambiare la tendenza nel corso dei prossimi 2 o 3 secoli. Anche così, quello che decidiamo di fare -o non fare- oggi avrà delle conseguenze importanti sul futuro nostro e delle molte generazioni che ci seguiranno. Alcune delle conseguenze del riscaldamento del clima sono sotto gli occhi di tutti, innanzitutto su scala globale, un aumento della frequenza, dell’intensità e talvolta della durata degli eventi estremi in termini di temperature (comprese le ondate di calore marine) e precipitazioni, come mostrato dall’IPCC nel suo 6° Rapporto di Valutazione. Gli impatti di questi eventi e di quelli ad essi riconducibili, come la siccità, le alluvioni, gli incendi boschivi, interessano diversi settori: dalla salute umana e degli ecosistemi alle infrastrutture, all’energia e all’economia. Ulteriori conseguenze, potenzialmente catastrofiche e irreparabili, sono oggetto di ricerca e si riferiscono al raggiungimento dei cosiddetti “punti di non ritorno” del sistema climatico.
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