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Europa e Cina sempre più vicine, e parte la proposta di smettere di finanziare chi inquina

Articolo del 5/12/2011
Aggiornamento dell'8 dicembre 2011

Congresso di Durban: Europa e Cina sempre più vicine, e parte la proposta di smettere di finanziare chi inquina

Luci ed ombre si susseguono nelle ultime convulse giornate della conferenza sul clima di Durban dove, come sempre, si è arrivati agli sgoccioli per rendersi conto che non si è concluso granché. A differenza dei precedenti incontri però, un risultato si è ottenuto: alcuni Paesi sono più vicini almeno negli intenti. Se per un accordo globale bisognerà attendere forse altri 3-4 anni, negli ultimi giorni si è avuto un risultato molto importante: la Cina si è avvicinata alle posizioni europee ed ora gran parte delle nazioni potrebbero cominciare a trattare per uno stesso obiettivo.
L’intento dell’Europa è di coinvolgere la Cina nella formulazione di un trattato vincolante per la riduzione delle emissioni entro il 2020, ben sapendo che dietro il colosso asiatico verrebbero attirati anche India, Brasile e gli altri Paesi inquinanti. L’unico a rimanere fuori da questi giochi è come sempre gli Stati Uniti, i quali però storicamente non hanno mai accettato di passare per i “cattivi” di turno, e per questo ora saranno costretti a prendere delle contromisure.

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Una delle soluzioni possibili è stata presentata da Lord Nicholas Stern, ex capo economista della Banca Mondiale, oggi autore di un rapporto per il partito laburista sul costo dei cambiamenti climatici. Si sa infatti che i britannici sono molto sensibili alla problematica del riscaldamento globale dato che, abitando su un’isola, rischiano di venire sommersi se le acque si dovessero sollevare troppo. E allora ecco la proposta dell’economista: smettere di finanziare le aziende che utilizzano i combustibili fossili.

Nulla di nuovo, diranno i lettori assidui di Ecologiae, visto che questa proposta è stata già fatta da diversi gruppi ambientalisti e non solo in passato. Ma se proviene da uno dei leader della Banca Mondiale, ora consulente di uno dei principali partiti britannici, la musica cambia. Secondo Stern oggi quasi tutte le nazioni finanziano, direttamente o indirettamente, il mercato dei combustibili fossili per un totale di circa 10 miliardi di dollari l’anno. Se quei soldi anziché finire al petrolio, al carbone e alle altre fonti sporche, finissero nel solare, nell’eolico e simili, potrebbe svilupparsi quell’economia verde che farebbe uscire il mondo dalla crisi economica e climatica, e potrebbe essere la chiave che apre la resistenza delle grandi economie come Usa e Cina.

Per finanziamenti, secondo Stern, si intende non solo la quantità di miliardi versati direttamente nelle casse di chi estrae la materia prima, la lavora e la utilizza, ma anche sgravi fiscali, incentivi, prestiti e quant’altro. In alternativa questi soldi potrebbero essere versati nel famoso fondo verde per il clima, in maniera tale da coprirlo come promesso, ma senza pesare sui bilanci statali. Se poi si tassassero anche le attività inquinanti come i trasporti internazionali o le grandi attività inquinanti, l’opera sarebbe completa.



Congresso di Durban: l’India si schiera con l’Europa

Forse siamo ad un punto di svolta nei trattati sul clima di Durban. Nella giornata di ieri il rappresentante dell’India, uno dei due Paesi che di fatto reggono i fili dell’intesa, ha deciso di schierarsi con l’Europa in favore di un accordo per ridurre le emissioni per mantenere sotto controllo l’incremento delle temperature. La decisione è maturata nella serata di domenica dopo che 42 Stati insulari e 48 Paesi sottosviluppati si erano dichiarati favorevoli alla sottoscrizione di una sorta di prolungamento del protocollo di Kyoto.
Di fronte a queste pressioni, persino la Cina, il Brasile e l’Indonesia avevano aperto a maggiore flessibilità, e così l’India, indicata da molti come il Paese con la posizione più rigida di tutti, ha deciso di dare una svolta definitiva alla storia di questo congresso e aprire ad un dialogo. E’ già una buona cosa visto come si era comportata fino a questo momento.

congresso clima durban, congresso internazionale sud africa, protocollo Kioto rivisto a durban, cambiamenti climaticiLa proposta dell’UE è di prolungare il Protocollo di Kyoto, che scade nel 2012, fissando eventualmente nuovi obiettivi ancora più ambiziosi, sulla base dei propri impegni, presi autonomamente, come il taglio del 20% delle emissioni rispetto al 1990 entro il 2020. Non sappiamo se alla fine sarà questo o qualcos’altro quello su cui i vari Paesi concorderanno, ma almeno le richieste dei gruppi ambientalisti di tutto il mondo (“trovate un accordo e trovatelo subito”) pare debbano essere accolte.
Questo cambiamento di programma per l’India potrebbe avere un effetto domino che dovrebbe convincere la Cina, e di conseguenza il Brasile ed altri Paesi in via di sviluppo, ad adeguarsi al taglio delle emissioni. Di conseguenza gli Stati Uniti non dovrebbero più avere scuse per non aderire, e se lo faranno loro, molto probabilmente lo faranno anche tutte le altre nazioni. Siamo vicini ad un accordo? Probabilmente tra Durban ed il prossimo incontro di Rio de Janeiro che si terrà a giugno potranno essere fatti passi da gigante.

Clima, la conferenza tra proteste e poche aspettative

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DURBAN – Attivisti e cittadini di tutto il mondo si sono ritrovati in piazza a Durban sabato scorso per sollecitare i negoziatori presenti alla conferenza ONU sui cambiamenti climatici a prendere sul serio le loro richieste e, soprattutto, a cercare un accordo vincolante. In una dimostrazione pacifica, migliaia di persone hanno marciato per le strade di Durban verso il centro del centro congressi dove i delegati provenienti da quasi 200 nazioni stanno discutendo gli sforzi per combattere il cambiamento climatico.

Intanto, mentre i ministri delle varie nazioni iniziano arrivare ai colloqui, nuovi articoli scientifici mostrano le sfide che la politica deve affrontare nel tentativo di frenare il riscaldamento globale. Nei giorni scorsi un team svizzero ha rivelato che, utilizzando una nuova metodologia, è riuscito a calcolare che circa tre quarti del riscaldamento dal 1950 ad oggi è frutto delle attività umane.

Un secondo studio dice che la perdita dei ghiacciai dell’Himalaya sta accelerando, mentre un’altra ricerca a cui ha partecipato anche l’Italia dice che i livelli di gas serra sulla catena himalayana sono ai massimi. E un gruppo di ricerca internazionale ha confermato che le emissioni di gas a effetto serra, come l’anidride carbonica, sono saliti alle stelle nonostante la crisi finanziaria globale.

Ai colloqui, il principale compito dei ministri è quello di trovare un accordo su un progetto di testo di 143 pagine che copre questioni come i tagli delle emissioni, la salvaguardia delle foreste e l’aiuto ai paesi più poveri per permetter loro di proteggersi contro l’impatto che il cambiamento climatico avrà nei prossimi anni. Fuori dalle stanze del potere, intanto, la folla che rappresenta gruppi provenienti da tutta l’Africa, dagli Stati Uniti e dall’America Latina è unita nella delusione sull’inconsistenza dei negoziati delle Nazioni Unite, almeno fino ad oggi.

Il COP-17, come è noto, è la 17° Conferenza delle Parti – un incontro annuale dei governi del mondo e delle parti interessate che dovrebbe forgiare accordi su larga scala per affrontare il cambiamento climatico. Il precedente incontro delle parti è stato un fallimento. Staremo a vedere se in Sudafrica i governi riusciranno a fare scelte serie, in un periodo di crisi finanziaria e in cui la prevenzione di ciò che potrebbe succedere tra molti anni ha poca presa nell’opinione pubblica. E i politici presenti qui a Durban sono l’espressione politica di quell’opinione pubblica.