Articolo del 21/11/2011
Aumento record dei gas ad effetto serra. È l'allarme lanciato dall'Organizzazione meteorologica mondiale
Le concentrazioni di emissioni di gas a effetto serra nell'atmosfera hanno raggiunto nuovi massimi nel 2010 ed il loro tasso di crescita ha registrato un'accelerazione. Lo ha affermato oggi a Ginevra l'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM).
Secondo gli ultimi dati il riscaldamento nell'atmosfera causato dai gas serra, che induce un riscaldamento del sistema climatico, è salito del 29% tra il 1990 ed il 2010. L'anidride carbonica ha contribuito per l'80 % a questo rialzo, afferma l'Organizzazione meteorologica mondiale. ''L’anidride carbonica (Co2) - ricorda l'OMM in una nota - è il gas serra di origine umana più importante e contribuisce per circa il 64% all'aumento del forcing radiativo (ovvero l'energia che ritorna sulla superficie terrestre a causa dei gas serra) globale dovuto all'insieme delle emissioni di gas serra persistenti''.
Un incremento inquietanteDall'inizio dell'era industriale, nel 1750, il suo tenore nell'atmosfera è aumentato del 39%, principalmente a causa delle emissioni legate allo sfruttamento di combustibili fossili, alla deforestazione e il cambiamento dell'uso del suolo. Tra il 1990 ed il 2010, la sua concentrazione nell'atmosfera è cresciuta oltre la media degli anni '90 e del decennio trascorso. ''Il tenore di gas serra nell'atmosfera dovuto ad attività umane ha raggiunto ancora una volta livelli mai registrati dall'epoca pre-industriale'', ha commentato il segretario generale dell'OMM, Michel Jarraud.
Effetti a lungo termine
''Anche se riuscissimo a cessare oggi stesso le nostre emissioni di gas ad effetto serra, ma ne siamo ben lungi, i gas già presenti nell'atmosfera vi resterebbero ancora per decenni e continuerebbero a sconvolgere il delicato equilibrio della Terra, pianeta vivente, e del clima'', ha aggiunto. Per Jarraud è quindi ''più che mai necessario capire ''le complesse interazioni a volte inaspettate, tra i gas serra presenti nell'atmosfera, la biosfera e gli oceani. L'OMM continuerà a raccogliere dati attraverso l'Atmosphere Watch Global, che copre oltre 50 paesi ed ha stazioni dalle Ande all'Himalaya all'Alaska e al Pacifico del sud.
Buco dell’ozono: nel marzo scorso era già stato registrato un aumento record
In questi giorni così catastrofici dal punto di vista ambientale, il problema del buco nell’ozono non ha destato molto interesse. La notizia di oggi è però molto preoccupante: gli ultimi rilevamenti satellitari hanno calcolato che a marzo è avvenuta una enorme diminuzione dei livelli di ozono in corrispondenza del settore euro-atlantico dell’emisfero nord del pianeta.
In particolare, secondo l’Esa (Agenzia Spaziale Europea) dopo un periodo di relativa stabilità si è verificata a marzo una perdita record di ozono sull’Artico, i cui livelli hanno raggiunto i valori più bassi dal 1997.Come saprete, l’ozono è un gas che costituisce nell’atmosfera uno spesso strato in grado di impedire l’ingresso della maggior parte delle radiazioni ultraviolette provenienti dal sole.
Alcune sostanze chimiche quali i clorofluorocarburi, bandite con l’approvazione del Protocollo di Montreal del 1987, sono in grado di reagire con l’ozono assottigliandone fortemente la consistenza ed esponendo, di conseguenza, gli esseri viventi a una maggiore incidenza di tumori nella pelle e problemi al sistema immunitario.
Alcune sostanze chimiche quali i clorofluorocarburi, bandite con l’approvazione del Protocollo di Montreal del 1987, sono in grado di reagire con l’ozono assottigliandone fortemente la consistenza ed esponendo, di conseguenza, gli esseri viventi a una maggiore incidenza di tumori nella pelle e problemi al sistema immunitario.
Anche in questo caso, comunque, le interpretazioni sui motivi del preoccupante fenomeno sono discordanti.
L’Esa ha infatti affermato che...
La colpa è di insoliti forti venti, conosciuti come “vortici polari”, che hanno creato condizioni simili a quelle che si determinano ogni inverno al Polo Sud che l’anno scorso hanno dato luogo sopra l’Artico a temperature e quantità di ozono piuttosto elevate, come non accadeva dal 1997.
Secondo Mark Weber dell’università di Brema...
Molti studi mostrano come la circolazione delle correnti nella stratosfera nell’emisfero nord potrà aumentare in futuro. Di conseguenza molto più ozono potrà essere trasportato dai tropici a latitudini più elevate riducendone la perdita. Nei decenni a venire, però continueranno ad esserci forti perdite chimiche di ozono sull'area artica durante gli inverni.
Diversa invece l’interpretazione dei dati da parte dell’Organizzazione mondiale meteorologica (OMM). Secondo l’agenzia che fa capo alle Nazioni Unite, la distruzione dell’ozono dello scorso inverno, sarebbe dovuta sia alla continua persistenza nell’atmosfera di sostanze nocive che ad un inverno molto freddo nella stratosfera.
Il problema attuale, in ogni caso, è comprendere se questa variazione è correlata ai cambiamenti climatici globali e soprattutto cercare di prevedere i possibili scenari futuri correlati a un evento così preoccupante.



