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Articolo sul clima >> L'onestà deve sempre essere la miglior politica per gli scienziati del clima

Articolo del 23/03/2010

L'onestà dovrà sempre essere la miglior politica per gli scienziati del clima

 

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Per molti ambientalisti quasi tutte le attività che l'uomo possa intraprendere all'interno del sistema Terra ha risvolti negativi. Molti studiosi di scienze naturali implicitamente abbracciano questo pensiero. Tuttavia queste prese di posizione spesso non hanno nulla di scientifico e possono creare delle asimmetrie, ancor più pericolose, sbilanciando l'azione su emergenze "non estreme" a discapito di quelle più scottanti. Inoltre la generazione di allarmismo diffuso produce anche ansie e prese di posizione talvolta estreme nella popolazione mondiale.

Gli ambientalisti avrebbero bisogno di una nuova storia da raccontare, più rivolta alla riflessione ponderata. Si deve anche ammettere che questo "pessimismo globale" è favorito dalla fase evolutiva in cui ci troviamo. Scientificamente siamo nell'Era "Olocene" ma lo scienziato premio Nobel Paul Crutzen ha definito la nostra Era "Antropocene". Questo termine deriva dal Greco anthropos che significa uomo ma nello specifico definisce la nostra, come un'Era in cui l'uomo e le sue attività risultano le principali fautrici delle modifiche climatiche ambientali.


Johan Rockström capo della Stockholm Environment Institute (Svezia) ha stilato assieme ai suoi colleghi "nove livelli limite planetari". In pratica si tratta di una recente ricerca che mette in evidenza i limiti che il lavoro umano, e le attività di sviluppo in generale, non devono oltrepassare per non giungere ad un punto di "non ritorno" (grave compromissione degli equilibri naturali). Tuttavia ricollegandoci alla sindacabilità del discorso scientifico in senso ampio, molti non saranno d'accordo sul fatto che si possano definire con certezza così sistematica tali limiti.

Il punto cruciale starebbe nella ricerca di un equilibrio sul rapporto di convivenza tra uomo e pianeta Terra che possa permettere l'ovvio e inderogabile margine di espansione e sviluppo della civiltà globale ed il rispetto della natura e dei suoi delicati ecosistemi. La fobia della distruzione imminente, se arrivasse o comunque si espandesse nell'immaginario collettivo, porterebbe solo ad un "protezionismo" sulla natura indiscriminato e ad una non focalizzazione dei veri settori più sensibili al Global Warming.

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Anche gli Enti internazionali di settore più autorevoli, come l'IPCC non è detto che posseggano le risposte e le soluzioni ai più annosi problemi climatici ed alla definizioni dei limiti di "non ritorno" verso la disfatta planetaria.  Ha fatto discutere per esempio un paragrafo sulla relazione stilata nel 2007 sui cambiamenti climatici che vedeva sotto imputazione persino il veloce scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya, cosa rivelatasi poi infondata. Mentre il resto della relazione risultava assolutamente rigorosa e veritiera, questa dichiarazione apparì fuori luogo e senza alcun dato scientifico al sostegno.

Altro esempio è il capitolo riguardante la grave crisi delle rendite agricole in Africa collegata al costante ridimensionamento del potenziale idrico su vaste aree del continente stesso. Queste analisi non tenevano assolutamente in conto una opposta inversione di tendenza che riguarda invece specifiche aree dell'Africa in evoluzione positiva sullo stesso argomento. Questi errori non possono essere considerati insignificanti, è grave invece se l'allarmismo generale determinasse interventi di massa sugli innumerevoli effetti critici del Global Warming, effetti più o meno critici e quindi che necessitano di tempi di reazione e bonifica più o meno lunghi.

Le considerazioni di questo articolo sul clima potrebbero essere viste sotto una cattiva luce, in quanto potremmo apparire come dei moderatori di un'allarme che da molti viene invece considerata drammatica. Tuttavia se vogliamo gestire l'Era dell'Antropocene con successo, abbiamo bisogno di raffreddare i sensazionalismi e dopo un'accurata verifica delle statistiche internazionali, agire in maniera mirata sulle cause delle emergenze planetarie da surriscaldamento globale.

Nello stesso tempo sottolineiamo e confermiamo che l'azione quotidiana dell'uomo, inserito nel suo sistema micro-ambientale, debba rimanere ultra sensibilizzato alle questioni in difesa dell'ambiente... Quindi no allarmismi e caos generale sulla massa della popolazione mondiale, ma si alla vita eco-sensibile (raccolta differenziata, spinta delle energie rinnovabili, limitazione dell'utilizzo di mezzi inquinanti, ecc..) dove ogni abitante del pianeta può, al di la delle statistiche macro-ambientali, ridurre le cause che aggravano le "malattie planetarie".

Andrea Falcinelli (Critica su fonti scientifiche internazionali)