Articolo del 5/11/2009
C'è ancora la possibilità di salvare gli orsi polari, almeno in una definita area polare

Oggi tutta l'attenzione è rivolta al fatto che tra pochi decenni tutto il ghiaccio presente al Polo Nord possa definitivamente sciogliersi. Tuttavia diverse analisi territoriali e ambientali confermerebbero che alcune zone polari riuscirebbero a resistere al surriscaldamento globale garantendosi temperature annuali sufficienti alla tenuta dei ghiacci. E' vero che i progetti di studio supportati da importanti modelli climatici ci parlano di un Mar Glaciale Artico liberato dalla maggior parte dei ghiacci entro il 2040, ma è altrettanta fondata la teoria che vede la persistenza di ben mezzo milione di chilometri quadrati di ghiaccio marino almeno fino al 2100.
Questa area si trova accanto alle coste settentrionali della Groenlandia ed all'Arcipelago artico canadese, la regione ghiacciata più antica ed estesa della storia. Questa regione, pertanto, potrà offrire un vero e proprio "santuario" per le specie che non possono fare a meno dell'habitat polare. Le ultime analisi e proiezioni pubblicate nel mese di febbraio indicano che entro la metà del secolo corrente, l'habitat dell'orso polare scomparirà nella maggior parte della regione artica, ma persisterà a nord del Arcipelago artico canadese ed in Groenlandia.
Il persistere di questo habitat getta le basi per la speranza di una longeva sopravvivenza delle specie a severo rischio estinzione essendo direttamente dipendenti dal ghiaccio e dalle neve. Ma al fine di garantire la sopravvivenza di queste specie, tra cui gli orsi polari e le foche, abbiamo un'urgente necessità di elaborare un piano di gestione. Ma ora si apre un discorso molto importante... Non appena il ghiaccio inizierà a sciogliersi in maniera sensibile, l'Artico inizierà ad diventare un territorio di potenziali affari, nel campo della navigazione, delle risorse minerarie, gas, turismo, ecc.. Questo potrebbe ulteriormente uccidere un ecosistema già precario riducendo l'area ad una vera propria terra di conquista e di sfruttamento.
Serve fin da oggi una valutazione internazionale, globale, prima che i paesi artici stabiliscano programmi di sviluppo senza regole di sorta. Anche la spartizione delle aree dove persisterà più o meno calotta polare nei prossimi anni non può essere identificata con precisione. Questo perché diverse ricerche hanno dimostrato come si possano formare grandi accumuli glaciali in alcune zone del circolo polare, ma che poi evolvono verso altre. Alcune grandi porzioni di ghiaccio formatesi a livello locale, sono andati poi alla deriva fino alle zone centrali dell'Artico, trasportati dal vento e dalle correnti oceaniche.
La conclusione è che per i prossimi decenni si dovrà gestire anche la mobilità del ghiaccio artico, sotto un sistema di controllo e legislazione internazionale. Tutto ciò anche al fine di proteggere gli habitat naturali che stanno entrando in una fase davvero delicata, la voglia di ricchezza e di potere del singolo Stato potrebbe favorire una nuova catastrofe ambientale. Solo con questa regolamentazione corale si potrà sperare di proteggere almeno parzialmente l'habitat vitale per gli orsi polari e le altre specie nei decenni futuri.
Andrea Falcinelli (Critica su fonti scientifiche internazionali)
Questa area si trova accanto alle coste settentrionali della Groenlandia ed all'Arcipelago artico canadese, la regione ghiacciata più antica ed estesa della storia. Questa regione, pertanto, potrà offrire un vero e proprio "santuario" per le specie che non possono fare a meno dell'habitat polare. Le ultime analisi e proiezioni pubblicate nel mese di febbraio indicano che entro la metà del secolo corrente, l'habitat dell'orso polare scomparirà nella maggior parte della regione artica, ma persisterà a nord del Arcipelago artico canadese ed in Groenlandia.
Il persistere di questo habitat getta le basi per la speranza di una longeva sopravvivenza delle specie a severo rischio estinzione essendo direttamente dipendenti dal ghiaccio e dalle neve. Ma al fine di garantire la sopravvivenza di queste specie, tra cui gli orsi polari e le foche, abbiamo un'urgente necessità di elaborare un piano di gestione. Ma ora si apre un discorso molto importante... Non appena il ghiaccio inizierà a sciogliersi in maniera sensibile, l'Artico inizierà ad diventare un territorio di potenziali affari, nel campo della navigazione, delle risorse minerarie, gas, turismo, ecc.. Questo potrebbe ulteriormente uccidere un ecosistema già precario riducendo l'area ad una vera propria terra di conquista e di sfruttamento.
Serve fin da oggi una valutazione internazionale, globale, prima che i paesi artici stabiliscano programmi di sviluppo senza regole di sorta. Anche la spartizione delle aree dove persisterà più o meno calotta polare nei prossimi anni non può essere identificata con precisione. Questo perché diverse ricerche hanno dimostrato come si possano formare grandi accumuli glaciali in alcune zone del circolo polare, ma che poi evolvono verso altre. Alcune grandi porzioni di ghiaccio formatesi a livello locale, sono andati poi alla deriva fino alle zone centrali dell'Artico, trasportati dal vento e dalle correnti oceaniche. La conclusione è che per i prossimi decenni si dovrà gestire anche la mobilità del ghiaccio artico, sotto un sistema di controllo e legislazione internazionale. Tutto ciò anche al fine di proteggere gli habitat naturali che stanno entrando in una fase davvero delicata, la voglia di ricchezza e di potere del singolo Stato potrebbe favorire una nuova catastrofe ambientale. Solo con questa regolamentazione corale si potrà sperare di proteggere almeno parzialmente l'habitat vitale per gli orsi polari e le altre specie nei decenni futuri.
Andrea Falcinelli (Critica su fonti scientifiche internazionali)



