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Articolo sul clima >> Il cambiamento climatico e la dura vita dei coralli

Articolo del 29/09/2008

Il cambiamento climatico e la dura vita dei coralli

 

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Il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova il ciclo naturale riproduttivo dei coralli in tutto il pianeta. Le attuali misure di riduzione delle emissioni di gas serra, secondo le ultime ricerche, non bastano per arrestare lo squilibrio biologico che caratterizza ormai queste affascinanti forme di vita. Tutti i giorni l'erosione dei coralli procede e la naturale ricompattazione e rigenerazione delle barriere coralline non riesce a star dietro al ben più veloce processo di morte degli stessi. Anche gli esperimenti di laboratorio evidenziano che il processo di crescita naturale di un corallo è almeno 3 volte più lento di quello "artificiale" in laboratorio.

Prima della rivoluzione industriale, afferma Ken Caldeira della Stanford University, il 98 % di tutti i coralli viveva in acque dove la loro richiesta di carbonato di sodio, utile alla loro riproduzione, era abbondantemente soddisfatta. Ma la situazione è cambiata e sta tutt'ora cambiando in peggio, sempre secondo Caldeira che ha progettato un modello che studia le influenze delle emissioni di gas serra sugli equilibri marini oceanici.

Acque Acide


Gli oceani assorbono il biossido di carbonio dall'atmosfera che reagisce con l'acqua marina andando a variare il PH della stessa, rendendola acida. Quando il PH dell'acqua scende viene compromessa la capacità di rigenerazione del corallo, poichè viene diluita la concentrazione di carbonato di calcio, fondamentale alla riproduzione dei coralli (come descritto in precedenza).


I piani più ottimistici delle Nazioni Unite (di riduzione delle emissioni di anidride carbonica), sperano di stabilizzare le emissioni di gas nocivi ad una concentrazione di 450 unità/milione entro l'anno 2100. Questo scenario che molti reputano fin troppo oneroso a livello economico, farebbe comunque abbassare di un altro 0,2 il PH delle acque oceaniche attenendoci al modello della Caldeira. Questa situazione lascerebbe spazio ad un rallentamento del degrado corallino senza poter riscontrare alcun miglioramento riproduttivo di questi complessi organismi viventi.


Coralli duri


Dobbiamo prestare un attenzione particolare al fatto che molte strutture coralline vivano in acque basse che sono le più esposte alla diminuzione del carbonato di calcio. Una forte tempesta o altra catastrofe naturale potrebbe costituire una grave minaccia per qualsiasi scogliera del tipo ora analizzato, senza possibilità di approvvigionamento dei minerali utili alla ripopolazione della stessa. "Basti pensare a quanto è accaduto nelle Galapagos dove un singolo evento atmosferico di grande portata, ha spazzato via un'intera scogliera corallina che tuttavia aveva resistito per migliaia di anni prima di quel momento", ha detto Caldiera (New Scientist).

"E' necessaria una forte sensibilizzazione sul problema dei coralli", denuncia Chris Langdon dell'Università di Miami. In laboratorio Langdon ha dimostrato che il corallo in acque acide può comunque mantenere in vita il suo scheletro e riprodursi negli anni successivi purchè si ripristinino le condizioni favorevoli. La chiave per la ripopolazione degli oceani del mondo, dice Langdon, è un mix tra riduzione delle emissioni di anidride carbonica e nuove strategie per la cattura del carbonio in atmosfera.

Andrea Falcinelli (Critica di fonti scientifiche internazionali)