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Articolo sul clima >> Secondo alcuni modelli i ghiacci artici si scioglieranno velocemente nei prossimi 20 anni

Articolo del 7/01/2009
Secondo alcuni modelli i ghiacci artici si scioglieranno velocemente nei prossimi 20 anni


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Tutti gli scienziati, dati alla mano, concordano che i ghiacci del Polo Nord stiano soffrendo parecchio negli ultimi decenni. Lo scioglimento di vaste aree del circolo polare artico mette in allarme il mondo ambientalista e le ultime proiezioni rendono il panorama ancora più allarmante. Infatti, se tutti sono d'accordo che gli scioglimenti dei ghiacci del Polo nord, sia in atto, specie in estate, ora molti sostengono anche che tale processo di scioglimento stia avanzando in maniera molto veloce.

I ricercatori americani affermano che ormai si sia superato un "punto di rottura" tale per cui non vi siano molte vie d'uscita per frenare questa tendenza in accelerazione. Osservando le immagini satellitari dal 1979 ai giorni nostri, la quantità di ghiaccio che compone la calotta polare in estate diminuisce in maniera significativa. Questo fenomeno si fa sempre più evidente nel corso degli ultimi anni. Diversi modelli elaborati al computer prevedono che questa tendenza proseguirà nei prossimi decenni lasciando l'Artico completamente privo di ghiaccio già nel 2030.

Nel 2007, però, lo scioglimento ha sorpreso tutti registrando una battuta di arresto nell'ordine del 23 % rispetto al precedente record negativo estivo. A settembre 2007 si contarono ben 4,28 milioni di chilometri quadrati, un record positivo rispetto al precedente minimo degli ultimi decenni.
   

Scioglimento dei ghiacci accelerato

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Al momento diversi ricercatori di ruolo, come Mark Serreze del Centro dati Nazionale di Boulder (Colorado), ha affermato che l'Artico ha raggiunto un "punto di non ritorno" che ci proietta verso un futuro drammatico e irreversibile.

Anche nella stagione estiva gli scienziati hanno aspettato con ansia la fine di Settembre per calcolcare e fotografare lo stato del circolo polare artico, dopo la fusione del periodo caldo. Il periodo estivo è ormai un test di sopravvivenza per i ghiacci artici.

Il risultato fu appunto di 4,67 milioni di chilometri quadrati rimasti alla fine di settembre. Una situazione positiva, afferma Serreze, l'Artico  ha sfidato le profezie apocalittiche recuperando un po' di superficie, questo grazie a condizioni di tempo più freddo e nevoso tra lo scorso inverno e l'estate.

Ma Serreze non si toglie comunque l'idea che ormai abbiamo raggiunto un punto di non ritorno e che la sorte dei ghiacci artici sia ormai segnata verso un declino piuttosto rapido.

Lui ei suoi colleghi, parlando presso l'American Geophysical Union riunione a San Francisco questa settimana, ha presentato nuovi elementi di prova per un meccanismo di guida questa accelerazione.

Nell'immagine a sinistra si può notare la
Copertura di ghiaccio estiva prevista tra il 2010 - 2030 (in alto) 2040 - 2060 (al centro) 2070 - 2090 (in basso)



I drammatici cambiamenti


Durante l'estate, quando il ghiaccio si scioglie, le acque dell'Oceano nel contempo immagazzinano calore. Quando arriva l'inverno, i ghiacci tendono ad aumentare la loro superficie ma purtroppo questo fenomeno è rallentato dagli Oceani stessi. In pratica proprio il calore accumolato nei mesi esitivi, viene rilasciato andando a limitare il congelamento della calotta polare o addirittura in alune zone, continuandone la disgregazione.

Con la misurazione della temperatura al di sopra della regione artica, effettuata dopo la fine della fusione estiva, Serreze ha rilevato una grande quantità di calore. Temperature anche di 5 °C superiori a quelle medie storiche, costantemente registrate negli ultimi quattro anni.

I modelli al computer modelli prevedono questa accelerazione dello scioglimento artico, nei prossimi 20 anni, spiega Serreze. "I risultati dei modelli in relazione al quadro concreto che si sta sviluppando, denuncia una tendenza ancor più rapida di quanto stimato in passato negli ultimi semestri.

"L'Artico è il dissipatore di calore del nord; i modelli standard di circolazione degli oceani potrebbe cambiare drasticamente", spiega Serreze. Gli effetti di questa corsa verso l'aumento termico porterà a breve effetti negativi in Siberia e Alaska.

   
Andrea Falcinelli (Critica su fonti scientifiche internazionali)